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indice Protocolli - VARICI


Ecosclerosi: una nuova tecnica per un vecchio trattamento
G. Mosti, Vincenzo Mattaliano, M.L. Iabichella, P. Picerni.
Clinica M.D. Barbantini; Centro Studi “Città di Lucca” -  Lucca.


Introduzione

Per scleroterapia intendiamo l’induzione di fibrosi parietale mediante iniezione nella vena da trattare di una sostanza chimica irritante che provoca occlusione completa del lume vasale a scopo terapeutico. Essa può essere applicata sia nelle varici safeniche (sclerosi maggiore) sia nelle vene reticolari, nelle venule e capillari (sclerosi minore o estetica).

Mentre quest’ultima è universalmente accettata, la sclerosi maggiore pur essendo praticata fino dalla metà del secolo scorso è sempre stata oggetto di critica, nonostante siano state introdotte nel corso del tempo sostanze sclerosanti sempre più efficaci e maneggevoli ed un notevole miglioramento della tecnica di iniezione.

Le critiche si sono appuntate soprattutto su due aspetti: i possibili effetti concomitanti indesiderati, (shock anafilattico; iniezione extra venosa e intra arteriosa) e la ricanalizzazione delle vene trattate con ricomparsa della patologia varicosa (recidiva vera). Per tali motivi il trattamento chirurgico delle varici safeniche, sicuro e con effetti duraturi, si è via via affermato come trattamento di elezione. Tuttavia una tecnica di iniezione recentemente introdotta ed una miglior precisazione delle indicazioni al trattamento possono rendere la sclerosi maggiore un trattamento estremamente sicuro ed efficace tale che essa possa rappresentare una valida alternativa alla chirurgia in casi selezionati.

Materiali  e metodi

Sono stati selezionati per la sclerosi maggiore pazienti in cui il diametro della vena grande safena era inferiore a mm. 8 in prossimità dell’ostio safeno femorale e comunque al di sotto della eventuale dilatazione ampollare dell’ostio. Le indicazioni sono state meno restrittive per la vena piccola safena che è più sensibile alla sclerosi e per la quale si accetta un diametro ostiale fino a mm. 10. L’iniezione sclerosante è effettuata sotto guida ecografica con visualizzazione della vena in asse corto ad una distanza di 3, 4 centimetri dall’ostio safeno femorale o safeno popliteo; il paziente era in posizione semiseduta con arto extraruotato in caso di iniezione della vena grande safena, carponi con arto esteso in caso di trattamento della vena piccola safena.

Il farmaco utilizzato è stato una soluzione iodata diluita tra il 2 ed il 12% a seconda della sede trattata. Il trattamento iniziava dalla cross safenica e, ottenutane la sclerosi, proseguiva ai segmenti sottostanti; esso era effettuato ogni 2 settimane; la sede trattata veniva sottoposta a compressione da mantenere per due giorni. Il controllo postsclerosi ed il risultato del trattamento era documentato con ecocolordoppler (isoecogenicità con i tessuti perivenosi, incompressibilità dei segmenti trattati, assenza di flusso).

Casistica 

28 pazienti (8 maschi, 20 femmine; età media: 59 anni, range: 32-82 anni) affetti da insufficienza safenica primitiva (patologia della vena grande safena in 18 casi, della vena piccola safena in 2 casi; entrambe le vene grande safena in 4 casi; vena grande e piccola safena dello stesso arto in 4 casi) sono stati trattati in un anno.

Il diametro venoso in prossimità dell’ostio safenico era mediamente 6,8 (range 5,5-8) per vena grande safena e 6,5 (range 5-8,5) per vena piccola safena. I pazienti erano tutti sintomatici: stadio clinico I e II in 18 casi; stadio clinico III (lesioni trofiche) in 10 casi. Ipertiroidismo e allergie farmacologiche accertate erano criteri di esclusione.

Risultati

la sclerosi completa dell’asse venoso trattato è stata ottenuta in tutti i pazienti. Il trattamento della vena grande safena  a livello di coscia (14/30) ha provocato in 8 casi sclerosi retrograda a livello di gamba e in 6 casi scomparsa del reflusso di gamba pur con tronco venoso di gamba  rimasto pervio. Il trattamento della crosse safeno-poplitea (2/6) ha provocato sclerosi retrograda del tratto prossimale e medio di vena piccola safena con scomparsa del reflusso nel tratto distale. La sclerosi della  vena grande safena ha richiesto 2 trattamenti in 10 casi e 3 in 20; quella della vena piccola safena 1 trattamento in 2 casi e 2 in 4. Il follow up è attualmente di tre e sei mesi in tutti i pazienti e di un anno solo in 4 casi; tutti sono rimasti asintomatici e non presentano recidive venose clinicamente evidenti. In 4 casi la vena grande safena  mostra una parziale ricanalizzazione centrale del lume venoso (2 a sei mesi, 2 a un anno) in prossimità dell’ostio per cui si è proceduto ad una ripresa di sclerosi.

Discussione

la tecnica di iniezione ecoguidata  ha  aumentato in misura netta la soglia di sicurezza  del trattamento scleroterapico azzerando, praticamente, l’incidenza degli effetti indesiderati maggiori: l’iniezione extravenosa e/o intraarteriosa con formazione di lesioni trofiche più o meno estese  e di difficile guarigione. D’altra parte la precisazione delle indicazioni elettive alla sclerosi con la definizione di un diametro massimo della vena da trattare inferiore a 8 mm. ha minimizzato l’insorgenza della recidiva. Essa è tuttora possibile con una incidenza bassa anche se ne è impossibile l’esatta quantificazione in assenza di un periodo di osservazione sufficientemente lungo per valutarne l’entità. E’ necessario aggiungere che la ricanalizzazione, ove insorga, coinvolge la parte centrale del lume venoso, è di solito modesta, e non si associa alla ricomparsa della sintomatologia in quanto dà luogo ad un reflusso venoso minimo. In questo caso è possibile la ripetizione di una iniezione sclerosante in sede ostiale con farmaco sclerosante ad una concentrazione maggiore rispetto a quella iniziale con ottenimento di sclerosi persistente. Nella nostra esperienza il trattamento scleroterapico ecoguidato si è rivelato efficace in tutti i pazienti con scomparsa della sintomatologia e della varicosi e in  assenza di alcun effetto concomitante durante e dopo il trattamento.

Conclusioni

il nostro lavoro non intende riproporre l’annoso dilemma tra terapia sclerosante e chirurgica delle varici: siamo convinti che per ciascuna delle due tecniche vi siano indicazioni precise e che per la ecosclerosi esse vadano tuttora meglio definite.

Non ci sfugge, però, la possibilità di proporre un trattamento che è rigidamente ambulatoriale, con bassissimo grado di invasività, ripetibile, con buona efficacia se correttamente indicato e scevro da effetti concomitanti indesiderati.

 

 

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data ultimo aggiornamento 01/01/2006 10.37